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Il cantico di Mea
Testi a cura di D. Gaetano Meaolo
 
Presentazione 
di
Mons. Emilio ZEPPA 
  

Il "CANTICO DI MEA", bene accolto, molto richiesto ed in breve esaurito, si orienta verso una seconda edizione e con pareri differenti. Chi la consiglia più popolare e depurata della forma poetica; chi propende per la sola tipica integrale e chi esclude ogni eventuale innovazione. Ed allora, per deferenza al noto ed illustre autore Don Gaetano Meaolo, sempre fraternamente presente, di cui si afferma che il Cantico di Mea e tra le sue più belle pagine biografiche, si conviene d'inserire in appendice del libro la perizia dell'esumazione della salma dell'umile Pastorella rovetana, di nostra gente decoro e vanto, che nelle frequenti manifestazioni umanamente inspiegabili, rinfranca, eleva, salva. Araldina della Croce, assisti il nostro lavoro diretto alla maggior gloria di Dio, per il richiamo di tante anime lontane dalla fede ed il ritorno gioioso del sorriso nel cielo delle famiglie ove manca l'amore, tradito e spento da un paganesimo rinascente ed ovunque invadente. Nella serena speranza di favorevole rinnovato consenso, ringrazio e saluto cordialmente tutti gli amici ed ammiratori di Mea, che dal Cielo guarda, sorride, benedice. 
 
 

PREMESSA 
Per più di un anno consecutivo mi son visto arrivare delle circolari che invitavano al ricordo e a riti religiosi in occasione dell'anniversario della morte di una certa... Mea. Confesso che non diedi quasi mai grande importanza alla cosa, anche perché non avevo sentito mai parlare di lei: pensavo che mi mandassero la circolare per una certa quale affinità tra Mea e la mia prima biografata "Santina Campana"... In realtà era proprio cosi, anzi questa affinità, come vedremo, si era resa palese in modo straordinario nella vita della nostra Mea. 
 
Intanto, specialmente dopo che settimanali di grande tiratura avevano lumeggiato in certo modo la figura di Mea, si era sentito più che mai vivo il bisogno di redigere una biografia, che tenesse conto soprattutto dei fatti straordinari che si erano verificati nell'umile Mea, la pastorella stigmatizzata della Valle Roveto. Quanto a questa biografia, cosi si era espresso il Parroco di S. Vincenzo V.R., D. Emilio Zeppa, al giornalista Alberto Libonati (ci. "Gente", 7/2/68, p. 55): "Prima o poi qualcuno provvederà a farlo, anche se i santi sono fiori meravigliosi che non appassiscono mai e che, a differenza degli eroi, non hanno bisogno di biografi per essere consegnati all'eternità". Esatto! In tutti i modi, il Signore si e voluto servire di me anche per quest'opera buona, e in un modo che al profano presenta del curioso, e all'uomo di fede rivela invece le misteriose vie di Dio! Il libro e intitolato "Il Cantico di Mea" ovvero "Un giglio tra le spine". 
 
A prima vista esso potrebbe sembrare alquanto prosaico o troppo usuale. In realtà, a rifletterci bene, e il più appropriato, perché ha un duplice riferimento: alla terra in cui il "fiore" sboccio, cioè S. Vincenzo Valle Roveto; e soprattutto alla qualità del fiore stesso. Il roveto ricorda l'"inter spinas" (fra le spine) della Cantica, e il roveto ardente di Mose, in cui la liturgia ha voluto scorgere una figura della Verginita della Madonna. Il fiore e il "lilium", il giglio, simbolo di candore e di purezza. Ma impressiona e colpisce ancor più il termine che lo Sposo della Cantica, cioè Dio, usa per designare la Sua sposa, cioè "Soror Mea sponsa": "Tu sei come un giglio fra le spine, sorella Mia sposa". A prima vista si potrebbe dire che colei alla quale si rivolge il Diletto (sposo), se e sorella non e sposa, e se e sposa non e sorella, ma per chi conosce la lingua ebraica i due termini vengono usati insieme per esprimere una unione intima, basata su un amore sincero. Potremmo tradurre perciò l'espressione con "Sposa mia carissima, dilettissima". 
 
Ma quel "Mea" del latino si applica in modo impressionante alla nostra umile pastorella di Valle Roveto: Filomena Carnevale, chiamata appunto Mea. Mea sarebbe la forma dialettale di "Mena" diminutivo di Filomena. Tradurremo perciò cosi le dolci parole che il Diletto rivolge alla Sua sposa: "Tu, o Mea, sei la sposa mia diletta: come un giglio tra le spine!". Si, Gesù, rivolto alla pastorella di Valle Roveto, può dirle con proprietà sorprendente: "Come giglio tra le spine, sei tu la sposa mia carissima, o Mea!". 
 
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