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Il caso di Paola Maletta e di M. G. Grilli
Testi a cura di D. Gaetano Meaolo
La conoscenza da parte dei Maletta delle "mirabilia" di Mea avvenne nel 1963. Il sig. Maletta, trovandosi in casa del sig. Gulia, noto in essa un'immagine di Mea: chiese chi fosse e, conosciuta la straordinarietà dei fatti che si erano verificati in lei, se ne fece dare un'immagine, ... anche se non credeva poi molto ai miracoli. Intanto, la piccola Paola Maletta (nata il 26-11956) il 26-3-1963 era stata ricoverata al Policlinico di Roma perché affetta da adenopatia ilare e da intossicazione alimentare. I medici, dopo averla esaminata attentamente, l'avevano spacciata; qualcuno, in seguito a ben 20 analisi tutte negative, poggiando la mano sulla spalla della mamma della piccola, le disse: "Signora, deve essere forte e coraggiosa. 
  
Ormai non ci possiamo più preoccupare della bambina, ma dobbiamo cominciare a preoccuparci di lei! ...". Di li a non molto, la signora, col cuore straziato, poté avere fra le mani l'immagine di Mea: prima la diede a baciare alla piccola Paola, poi, se la mise fra le mani e, guardandola fissamente, comincio a pregarla con viva fede... Poi nascose la foto sotto il cuscino di Paola. Stette a pregare fino alle sei del mattino del giorno seguente. 
Proprio a questa stessa ora, la piccola Paola, che da tempo non aveva mangiato assolutamente nulla, sollevando la testina, disse: "Mammina, desidero l'uovo battuto, la mela grattugiata e l'arancia pelata...". La signora, piena di gioia, intuì, ma volle andare dalla suora e dirle che la bambina le aveva chiesto da mangiare; la suora le disse: "Le dia pure tutto quello che vuole, tanto...". 
  
Erano esattamente nove giorni che Paola non aveva mangiato nulla! Più tardi passo l'infermiera e chiese alla suora se la bambina era ancora viva... e la suora le faceva segno di star zitta... Alle 11 giunsero i medici e il primario, che rimasero letteralmente stupiti: la bambina era guarita davvero. Il dott. Ravella la prese fra le braccia e, presentandola ad alcuni ammalati, diceva: "Ecco, la morta risuscitata!...". Dopo sei giorni la bimba usciva dalla clinica completamente guarita. Ecco la concitata e vivida narrazione di Orfeo Grilli, da Montecatini T. (Piazza del Popolo, 8/6), nei riguardi della sua bambina: "La piccola era nata cianotica con bronco polmonite. Si era dovuto ricoverarla d'urgenza, sotto l'ossigeno, a Firenze, all'Ospedale Majer. Ricordo la corsa sulla Firenze Mare, l'arrivo a Firenze, il ritorno a Montecatini Alto, Clinica "Quisisana", dove mia moglie mi attendeva sgomenta. Sedici giorni li trascorsi tra Montecatini e Firenze, ogni giorno. 
 
Da tre giorni ero in Sardegna; il Professore aveva assicurato che potevo assentarmi. Ed eccomi di ritorno! Per calmare la mia ansia acquisto a Civitavecchia il settimanale "Oggi". In viaggio lo sfoglio svogliatamente (come capita quando si e in viaggio e si ha la fretta di arrivare). La mia più viva attenzione l'attira un servizio su Filomena Carnevale di S. Vincenzo Valle Roveto. Mi soffermo a pensare alla mia piccola, ma ritorno tutto ansioso per il vicino riabbraccio dei miei cari. Arrivo a casa a Pieve a Nievole. Riabbraccio mia moglie. La mattina dopo a Firenze. All'ospedale mi dicono che ci vuole del sangue per la piccola. Dono il sangue. Alla bambina viene somministrato giornalmente Plasmon. Passano 10 giorni. E il Venerdì Santo. Mi dicono di aspettare. Il professore mi vuole parlare. Finalmente arriva. E gentilissimo, fin troppo gentile. Ricordo le parole "... Abbiamo fatto il possibile,... purtroppo non possiamo farci nulla... E troppo debole... non reagisce... e solo pelle ed ossa... Sarebbe bene che la portasse via!". Il mondo mi par che crolli! Piango, insisto... "Troverò altro sangue... Mi e stato detto che ci vuole del sangue... Allora si può fare qualche altro tentativo! ...". 
  
Anche il Professore e commosso, ma insiste "...E' inutile... Si, si e pensato che forse aumentando le dosi ... ma non reagisce più ... Sarebbe una probabilità su cento...". Mi aggrappo a quella probabilità. Insisto. Lascio la bambina e riparto. Torno a casa. Si piange, si prega, si spera. Ricordo l'articolo di "Oggi", mi ricordo di Mea. Lo accenno ai miei familiari... Mia sorella dice: "Invochiamo i Santi conosciuti!". Non voglio iniziare discussioni. Di nascosto taglio dal settimanale una foto di Mea, la metto in tasca e con mia moglie ritorno all'ospedale a Firenze. Siamo li. Davanti alla nostra Maria Giuseppina. Ci separa il vetro. Non possiamo toccarla. Ha due aghi piantati nelle vene della testa che immettono liquidi. E immobile, minuta (pesa gr. 2.200), non reagisce. Tolgo dalla tasca l'immagine di Mea; chiamo un'infermiera e la prego di mettere quella foto nel lettino della piccola. Mi fa mille domande: "Chi e?... Che cosa vuole che faccia quel pezzo di carta!". 
  
Ma ognuno di noi ha una propria fede Se la scienza non può più farci nulla.... la prego! Sorrisi pietosi vedo intorno a noi. Piange mia moglie, lacrime silenziose bagnano il mio viso. Appoggio la foto al vetro e piango... piango. Un'altra infermiera si accosta, la supplico! - Faccia almeno toccare questa foto alla piccola! - E incerta. Insisto. Acconsente. Mette la foto tra il petto della piccola e la copertina. "Va bene?". "Si". Sono gia sereno. Attimi, momenti che non dimenticherò mai. Passa una vecchia, cerca forse un suo nipotino. Scruta i lettini a destra e a sinistra, si ferma accanto a mia moglie e dice: "Guardi come sorride quella piccola! E una grazia che riceve!". Si, Maria Giuseppina sorrideva; e poi ancora, e poi ancora. Per tre volte la piccola che sembrava l'immobile senza vita, ha sorriso. Una gran pace scese dentro di noi. Ritornammo a casa con l'animo veramente sereno. 
  
Il giorno dopo, Sabato Santo, il Professore dice: "Oggi le notizie sarebbero buone: la bambina ha mangiato qualcosa, e aumentata di 100 grammi, la diarrea e quasi sparita... ma e sempre quella di ieri...". Giorno di Pasqua: idem: altri gr. 100 di aumento di peso - ha preso 600 gr. di latte diarrea sparita. Giorni 8-9-10-11: ha raggiunto il peso della nascita (kg. 3,200), mangia con avidità. Giorno 12: si ricovera anche la mamma per poterla allattare dal seno. "Impossibile - dicono tutti ha conosciuto sempre il biberon; non si attaccherà!". Ore 12 del giorno 12: prima poppata dal seno materno: grammi 150! Dopo 15 gg. la piccola ritorna a casa con la madre. Ci avevano dato medicine per un anno almeno! Non sono servite, dopo 15 giorni, neppure le solite vitamine...". 
 
  Testi tratti dal libro Il cantico di Mea
 
 
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